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Itinerari costieri a zero pedaggio: le strade secondarie che regalano panorami e risparmio

📅 17 Agosto 2026✍️ di Aldo Remondi⏱️ 6 min di lettura

Quando pensiamo ai viaggi costieri in Italia, la nostra mente corre subito verso le autostrade a pedaggio e i percorsi turistici più noti. Eppure, esiste un intero universo di strade secondarie che serpeggia lungo le nostre coste, regalando panorami mozzafiato a chi ha la pazienza e la curiosità di scoprirle. Come chi sceglie di viaggiare a sessanta anni e decida di farlo senza compromessi sul budget, scoprirà ben presto che le vere meraviglie non sempre si trovano dove le mappe turistiche le indicano. Percorrere le strade litoranee minori non è solo una scelta economica consapevole: è un ritorno a quel modo di viaggiare dove l’esperienza conta più della velocità, dove ogni curva promette un’emozione e ogni piccolo borgo ha una storia da raccontare.

Le strade costiere alternative: un patrimonio nascosto

Le nostre coste italiane sono caratterizzate da una fitta rete di strade provinciali e comunali che rimangono in gran parte ignorate dai flussi di turismo di massa. Queste vie secondarie, spesso costruite nei decenni passati per collegare i piccoli centri abitati, offrono un’esperienza di guida completamente diversa rispetto alle autostrade. La Strada Statale 16 in Puglia, la Strada Statale 34 in Calabria, la Strada Provinciale 84 nelle Marche: sono solo alcuni esempi di percorsi che sfiorano il mare senza mai separarsi da esso, permettendo al viaggiatore di comprendere davvero il rapporto che esiste tra l’uomo e la costa.

La logica economica è semplice ma affascinante. Mentre le autostrade A2 e la A16 verso il sud richiedono pedaggi che possono facilmente superare i cento euro in un intero tragitto, queste strade alternative non solo sono gratuite, ma garantiscono anche una velocità media più contenuta che permette di apprezzare paesaggi e fermarsi senza stress. Le pause diventano naturali, i tempi di percorrenza meno rigidi, il viaggio stesso muta da mezzo per raggiungere una meta a esperienza da vivere pienamente.

Le Marche e l’Abruzzo: quando la costa incontra la tradizione

Chi sceglie di esplorare il versante adriatico mediante le strade costiere secondarie scopre rapidamente come il turismo di qualità non sia incompatibile con quello consapevole dal punto di vista economico. La costa picena, tra San Benedetto del Tronto e Numana, regala una sequenza ininterrotta di paesaggi dove falesia, pineta e borgo medievale convivono in armonia. Qui le strade comunali si inerpicano dolcemente, permettendo scorci che nessuna autostrada potrebbe offrire.

Le amministrazioni locali marchigiane hanno progressivamente investito in una migliore segnaletica e manutenzione di questi assi viari, consapevoli che il turismo lento rappresenta una risorsa strategica. Secondo i dati del settore turistico regionale, il turismo diffuso lungo le piccole strade costiere ha generato negli ultimi dieci anni una crescita economica superiore al venti per cento nei borghi minori, proprio perché questi viaggiatori tendono a fermarsi, a consumare nei ristoranti locali, a partecipare a eventi folkloristici genuini piuttosto che affrettarsi verso le destinazioni già note.

In Abruzzo il pattern è analogo. La strada che da Roseto degli Abruzzi scende verso Pineto attraversa un territorio dove le spiagge libere rimangono accessibili e dove piccoli musei gestiti da volontari conservano la memoria delle comunità marinare locali. Non è il turismo dei resort all-inclusive: è il turismo della Tutela del patrimonio culturale diffuso, dove l’opera di preservazione della memoria avviene a livello comunitario.

La Liguria e la Toscana: il fascino della Costa degli Etruschi

Salendo verso nord, la Costa Ligure presenta un panorama di strade provinciali che, sebbene more frequentate rispetto al passato, mantengono ancora quel carattere autentico che le rende affascinanti. La strada che costeggia da Monterosso verso Portovenere non è l’Aurelia, ma una sequenza di piccole vie che attraversano le terrazze coltivate a limone e offrono vedute sul Golfo dei Poeti che giustificano pienamente il tempo speso in un percorso lentamente dolce.

Scendendo verso la Toscana, la Viabilità provinciale diventa ancora più protagonista. La Strada Provinciale 66 che percorre la Costa degli Etruschi da Piombino verso Follonica è un esempio magistrale di come una strada secondaria possa offrire panorami di assoluto rilievo paesaggistico. Le pinete che si affacciano sul mare, i piccoli promontori rocciosi, le spiagge di sabbia scura vulcanica creano una scenografia dove il viaggio stesso diventa meta.

Il vantaggio economico è duplice. Non solo si risparmia sul pedaggio, ma le zone attraversate da queste strade presentano una ristorazione più autentica e meno cara rispetto alle aree di servizio autostradali. Un pasto in un ristorante a pochi passi dal mare non costerà più di quanto il viaggiatore avrebbe speso in una tavola calda autostradale, ma la qualità sarà incomparabilmente superiore.

La Campania e la Costiera Amalfitana: l’arte della viabilità tortuosa

Quando si parla di strade costiere italiane, la Costiera Amalfitana merita una menzione speciale. Non è gratuita nel senso tradizionale (alcuni tratti comportano l’accesso a zone a pagamento), ma la strada statale 163 che la percorre rimane un capolavoro di ingegneria viaria e un’esperienza che nessun pedaggio potrebbe rovinare. Le ventisette curve fra Positano e Praiano sono diventate leggendarie, e per ragione: offrono viste che rimangono impresse nella memoria del viaggiatore per il resto della vita.

Al di là della Costiera, tuttavia, esistono percorsi meno affollati che mantengono lo stesso fascino. La strada che da Salerno scende verso Paestum attraversando il Cilento offre una ricca stratificazione paesaggistica dove il mare, le montagne alle spalle, i borghi e le rovine antiche si intrecciano in un racconto continuo. Qui le strade secondarie permettono di scoprire le spiagge libere dove i colori rimangono ancora puri, dove i villaggi non si sono trasformati in luna park commerciali.

La Calabria e la Sicilia: il sud che resiste

Procedendo verso il meridione, la Calabria presenta una costa caratterizzata da strade spesso tortuose ma altamente suggestive. La strada che da Scilla scende verso Reggio Calabria costeggia lo Stretto con una vicinanza che le autostrade non riuscirebbero mai a garantire. Qui il viaggio lento non è solo una scelta economica ma quasi una necessità, perché la strada stessa chiede di essere rispettata, attraversata con attenzione, apprezzata metro dopo metro.

In Sicilia, la strada che costeggia l’Ionio da Siracusa verso Ragusa attraversa un’area dove il turismo di massa non ha ancora completamente trasformato il paesaggio. Le saline di Priolo, i piccoli porticcioli di pescatori, l’architettura barocca dei borghi interni che si affacciano sul mare: tutto questo rimane accessibile a chi possiede la pazienza di seguire strade che richiedono più tempo ma regalano incomparabilmente più emozioni.

Secondo i dati dei rappresentanti del turismo regionale calabrese e siciliano, il turismo diffuso lungo queste strade costiere è cresciuto significativamente negli ultimi cinque anni, portando benefici economici ai piccoli centri che per decenni avevano visto la popolazione emigrare verso nord. È il turismo consapevole che rimette in circolo l’economia locale, che permette ai piccoli musei di restare aperti, che incentiva i giovani a ritornare.

Consigli pratici per il viaggio consapevole

Chi decide di percorrere queste strade secondarie dovrebbe dotarsi di una buona mappa, preferibilmente cartacea, perché i segnali GPS non sempre riescono a catturare le vie più piccole. Una guida aggiornata alle strade locali, reperibile presso gli uffici del turismo, risulta preziosa per scoprire le piazzole di sosta panoramiche e i piccoli borghi che meritano una visita.

Il tempo necessario sarà maggiore rispetto all’autostrada, ma questo non deve scoraggiare. È il tempo della scoperta, del rallentamento consapevole, della possibilità di fermarsi quando una vista cattura l’attenzione. Per un viaggio di otto ore in autostrada, dedicate dieci o undici ore al percorso costiero: i risparmi economici uniti all’arricchimento esperienziale renderanno questo tempo un investimento, non una perdita.

Infine, ricordate che queste strade rimangono il patrimonio autentico della nostra penisola. Percorrerle significa partecipare alla conservazione di un’Italia che ancora resiste, che ancora sa offrire meraviglia senza pretese di lusso, che ancora crede che il valore di un viaggio risieda nella qualità dell’esperienza e non nel prezzo del biglietto.

Aldo Remondi

Nativo delle Marche, Aldo ha rivoluzionato il modo di viaggiare in pensione dedicandosi a scoprire piccoli musei gestiti da volontari ed eventi folkloristici sparsi per l’Italia. Organizza microtour per over 55 dove l’esperienza conta più del lusso. I suoi racconti trasmettono entusiasmo e gusto per la scoperta.

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