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L’alfabeto cirillico non è così complicato come può sembrare, con un po’ di pratica lo si impara abbastanza facilmente. E’ composto da 21 consonanti, 10 vocali e 2 simboli. Con un pò di pratica nel giro di un paio di giorni si impara, soprattutto se avete fatto studi classici.

Ma come è nato questo алфавит? Due fratelli di Tessalonica, figli di commercianti che intrattenevano relazioni con le popolazioni bulgare della Macedonia, vengono scelti dall’imperatore bizantino Michele III e dal Patriarca come missionari presso i popoli slavi, per la loro famigliarità con la lingua del posto.

Si chiamavano Costantino e Metodio. Durante la loro missione introdussero la scrittura nel mondo slavo, mettendo a disposizione di quella popolazione i testi sacri dei cristiani. Inventarono un alfabeto che venne chiamato glagolitico, da Glagòl (Глагол)= verbo. I suoni della parlata slava vennero trascritti utilizzando un pout pourri di lettere, in parte prendendo in prestito dal greco, in parte spigolando in altri alfabeti – copto e samaritano – ma anche inventando di sana pianta lettere per quei suoni, propri dello slavo, che non avevano corrispondenti in altre lingue.

Dallo slavo comune al moderno alfabeto cirillico

La lingua che tradussero in scrittura era probabilmente il bulgaro della Macedonia. Ma questa lingua aveva una stretta parentela con le altre slave, tutte derivate dallo “slavo comune”, parlato prima che massicce migrazioni di popoli spezzassero l’unità degli Slavi. Per questo motivo i testi tradotti da Costantino e Metodio ebbero così ampia diffusione. Man mano che venivano convertite al cristianesimo le popolazioni slave trovavano in una lingua facilmente comprensibile tutti i testi della loro fede. In questo modo manoscritti giunsero fino a Kiev ed ebbero un ruolo importantissimo nella cristianizzazione della Russia.

Ma perché allora l’alfabeto russo si chiama “cirillico”?

Costantino quando prese i voti cambiò il suo nome in Cirillo e con questo nome iniziò la sua opera missionaria. L’alfabeto che aveva creato con il fratello Metodio (chiamato come abbiamo visto glagolitico) non portava il suo nome e nel corso del tempo subì varie modifiche a seconda della regione. Forse fu uno dei suoi seguaci, Clemente di Ocrida, che elaborò una nuova scrittura basata sull’alfabeto greco e su quello glagolitico e la chiamò cirillico in onore del Santo.

Come tutte le cose vive, le lingue evolvono e così la scrittura. Anche quell’alfabeto cirillico delle origini nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni, molte lettere sono sparite e altre si sono semplificate nella grafia. Indovinate chi poteva mai aver deciso la prima sostanziale riforma della lingua e dell’alfabeto russo? Proprio lui…il rivoluzionario Pietro il Grande. Ridisegnò molte lettere e introdusse i numeri arabi. L’alfabeto russo a 33 lettere come lo conosciamo oggi invece fu opera dei bolscevichi attraverso la riforma del 1917.

Dopo tutto questo spiegone vi presento le lettere dell’alfabeto cirillico

Su alcune ci sono delle storie interessanti. Per comodità utilizzo solo lo stampatello maiuscolo (vi risparmio lo stampatello minuscolo, ma soprattutto il CORSIVO). Per comodità le ho suddivise in vari gruppi:

Quelle identiche al latino per pronuncia e scrittura

A (a)

Е (je) Identica alla E dell’alfabeto latino. Nell’antico slavo ecclesiastico era rappresentata da questo strano segno Ѥ.

Ma in questo gruppo si trova anche la Ё (jo)… Eh si fa presto a dire jo! Il problema è che le dieresi non vengono più indicate, le troverete stampate solo nei libri per bambini e libri di testo per studenti stranieri. E quindi come fai a sapere se ti trovi di fronte a je o a jo? Niente.. lo devi sapere! La storia di questa lettera è travagliata. In circa duecento anni si sono susseguite interminabili discussioni sul suo utilizzo. Fin dalla prima apparizione il suo uso è rimasto facoltativo, ma questo ha causato problemi (che continuano ancora oggi) non solo agli stranieri ma anche ai russi. Nomi e cognomi pronunciati in maniera errata, confusione in parole scritte nello stesso modo ma che cambiano completamente di significato a seconda della pronuncia (come “поем” [“pojèm”, “mangeremo”] – “поём” [“pajòm”, “cantiamo”]), parole storpiate (anche dai russi) come свёклa (‘svjòkla’, la ‘barbabietola rossa’) spesso storpiata in ‘svieklà’. Tuttora non ci sono disposizioni ufficiali e quindi il problema rimane. Per la serie.. cose che possono succedere solo in Russia!

Nella trascrizione inglese è stato fatto l’errore comune di trascrivere la desinenza -ёв con -ev, formando trascrizioni come Khrushchev e Gorbachev. La trascrizione italiana si è attenuta in questo caso più alla pronuncia reale, trascrivendo in Gorbaciov (traslitterazione scientifica: Gorbačëv) o Krusciov (traslitterazione scientifica Chruščëv), è però possibile trovare Gorbacev o Khruscev.

K (ka) Di chiara derivazione greca anche se ci sono somiglianze con la lettera ebraica kof o nell’alfabeto semitico.

O (o) Identica alla O latina. Il problema della o in russo è che si legge o solo quando è tonica, cioè accentata. Diversamente diventa una a. Ad esempio молоко=latte ha solo l’ultima o accentata e dunque si pronuncia malakò. Ma ovviamente come nel caso della Ё c’è il problema che l’accento non è indicato e quindi bisogna sapere dove cade nella parola.

Т (te) L’origine della lettera cirillica è la lettera greca tau (Τ, τ). Nell’alfabeto glagolitico potrebbe derivare o dalla forma minuscola corsiva della lettera tau, o alla lettera semitica tav (ת). La stessa tau greca potrebbe avere forme fenicie.

М (em)

Quelle identiche al latino per scrittura ma si pronunciano diversamente

В (ve) Questa lettera è facilmente confondibile con la B latina, solo che in russo è invece una V. Deriva dal greco.

Н (en) Sembra una acca ma si pronuncia N

Р (er) Attenzione a non confonderla con la nostra P latina. In russo è una R. Deriva dalla greca ро (Ρ). Nella scrittura corsiva, la lettera p era spesso scritta orizzontalmente. In combinazione con la lettera y diventava l’abbreviazione della parola “rublo”.

fonte wikipedia

C (es) Anche questa è facilmente confondibile con la lettera latina C, ma in russo è una S. L’origine della lettera cirillica è il sigma greco nella versione bizantina a forma di C “sigma lunata” (Ϲ).

Le lettere dell’alfabeto greco

У (u) Si pronuncia U e non i come siamo abituati a pronunciarla in inglese.

X (kha) Derivata dalla lettera greca chi (Χ).

Г (ghe) Deriva chiaramente dalla lettera greca gamma.

П (pe) Anche questa lettera l’avrete certamente già incontrata. Si tratta del famoso Pi greco π, somiglia anche al semitico ne (ף).

Ф (ef) Deriva dalla greca phi (Φ, φ). Negli alfabeti antichi, è chiamata “frt” O “fert” che potrebbe lasciare intendere una derivazione onomatopeica, come il suono prodotto dai cavalli: “F-rrr”. Nel russo moderno è utilizzata spesso per i prestiti da altre lingue.

Д (de) La lettera deriva chiaramente dalla delta greca Δ ma nella forma cirillica si distingue per quei due piedini negli angoli in basso. La particolarità di questa lettera è che nel corsivo è completamente diversa. Nel corsivo maiuscolo è uguale alla nostra D, nel corsivo minuscolo è una g. Evviva la confusione… tre simboli per una sola lettera!

Л (el) Sicuramente avrete già incontrato nella vostra vita la lettera Λ, da cui deriva la Л.

E veniamo a quelle strane davvero…

Б (be) L’antico nome di questa lettera, di derivazione greca era buki. La sua forma nel cirillico deriva da una forma di beta greca (β), ma la forma nell’antico glagolitico non è chiaro da dove derivi, forse dalla scrittura semitica.

Ж (zhe) Chiamata anche il ragnetto o la ranocchia che nuota. Non è chiaro da dove derivi questa lettera, le teorie sono diverse. Sicuramente non ha un analogo nell’alfabeto greco o latino. Potrebbe derivare dalla glagolitica živěte Ⰶ, ma le radici di questa lettera sono confuse e lasciano spazio a varie interpretazioni: scrittura copta, dal segno “Janja” (Ϫ), monogramma del nome di Gesù Cristo, l’antica runa Yera.

З (ze come s di rosa) Nello slavo antico ed ecclesiastico il suo nome era земля=terra.

И e Й (i breve) (i) Le origini di questa lettera potrebbero risalire all’alfabeto fenicio. La Het sarebbe passata attraverso il greco Η e il latino H. La stanghetta col tempo ruotò in senso antiorario. I breve (i kratkoe) è in realtà una consonante che viene utilizzata solo in accompagnamento con una vocale.

Ц (tse) La provenienza è dalla lettera ebraica tsade (ץ ,צ), la si trovava anche nel glagolitico. Restano aperte varie altre derivazioni ad esempio anche nella lettera etiope ሃ o in copto lettera ϥ. E’ pronunciata come il suono ts.  La si può incontrare in parole dove sostituisce la c latina come цирк (circo).

Ч (Che) Deriva dalla fenicia tsade. Il suono è quello della C latina.

Ш e Щ (sha) Anche per questa lettera le radici affondano nel mistero. Lettere simili erano presenti in molti altri alfabeti quando venne ideato il glagolitico (da cui è stata assunta). La ritroviamo nella lettera etiope ሠ (saut), in ebraico ש ( shin), nella lettera copta ϣ (shai). Probabilmente risalgono alla lettera fenicia Shin (lettera fenicia “Sin”). Alcuni studiosi la fanno risalire addirittura ad un geroglifico egizio che denota un campo allagato:

Щ modifica leggermente il suono di Ш rendendolo più “forte”.

Ы (i) Su questa lettera ci sarebbe da farci un trattato, anche solo per la sua pronuncia che somiglia ad una i ma non è una i. E’ un suono che nell’italiano proprio non esiste, che spesso finisce per essere pronunciata come una i (che non si può sentire!) ma è un suono a metà tra una i e una u. Nella lingua antica era chiamata Jeri.

Э (e) Si pronuncia come una nostra E aperta. Non sono molte le parole che contengono questa lettera. Potrebbe derivare da un’antica lettera greca ϡ (sampi) o dall’ebraico.

Ю (ju) e Я (ja) Anticamente erano una combinazione di due lettere greche che si sono fuse.

I simboli

Segno debole ь e segno forte Ъ non sono lettere ma soltanto due segni che definiscono la pronuncia della consonante che seguono. Fanno parte di quei casi in cui tiri i dadi e speri che sia giusto dove li hai piazzati (un po’ come gli accenti). Con la pratica impari dove sono in molte parole, ma ti rimane sempre un dubbio!

Ь ammorbidimento della consonante precedente.

Ъ ha una storia particolare. Nella Russia zarista veniva aggiunto alla fine di tutte quelle parole che terminavano con una consonante. Журнал (rivista) si scriveva журналъ. Con la riforma dopo la Rivoluzione questa regola venne abolita e oggi viene utilizzato per separare le lettere in alcune parole. Viene posto tra prefisso e radice nel caso in cui la radice della parola inizi con una: E, Ё, Ю, Я.

Un simbolo per una testata giornalistica

Spesso le testate giornalistiche vengono identificate con delle sigle. Ad esempio il New York Time, è NYT. La testata Kommersant ha fatto di questo simbolo il suo acronimo. Tant’è che ancora oggi capita spesso di leggere: “come scrive Ъ” per riferirsi ad un articolo di Kommersant. In origine il segno forte si trovava alla fine del nome: KommersantЪ.

I russi hanno la fissa dei vezzeggiativi, dei diminutivi e di tutto ciò che si può trasformare in una forma affettuosa. Vodka è una forma vezzeggiativa che significa “piccola acqua” o “acquetta”, da вода (vadà) acqua + il suffisso ka.

La vodka è, nell’immaginario mainstream, la bevanda per eccellenza della Russia. In realtà non è che proprio tutti i russi siano degli ubriaconi o che bevano solo ed esclusivamente vodka. Ad esempio durante i festeggiamenti fa spesso coppia con il russkoe shampanskoe (imitazione russa del nostro prosecco).  Normalmente la bevanda preferita dei russi – come vi ho spiegato qui – non è alcolica ma è il , che viene bevuto a qualsiasi ora del giorno e in ogni casa certamente non manca un bollitore.

Ma tornando alla fama dei russi grandi bevitori, la “Cornaca degli anni passati” del monaco Nestore riporta queste parole del Principe Vladimir: “Bere è la gioia della Rus”. Siamo nel 988 d. C. e il principe di Kiev deve assolutamente scegliere una religione monoteista perché pagani no, proprio non si può restare! Così riceve le delegazioni di Islam, latini, ebrei e bizantini. Tutti vengono scartati tranne la fede di Bisanzio per motivazioni su cui qui non mi dilungherò. Rifiuta l’Islam a causa del divieto di bere alcol.

Ma si dice Wodka o Vodka?

E qui si apre la faida tra Russia e Polonia! Per farla breve la documentazione storica pare dar ragione ai polacchi come inventori, ma i primi a farne un business e un monopolio furono la nobiltà russa e gli Zar. Resta il fatto che i distillati a base di cereali sono tipici di tutta la fascia europea in cui non è possibile la coltivazione della vite. Le origini sono contadine e avvolte nel mistero. La tradizione popolare ci ha tramandato la preparazione di un fermentato di patate e successivamente di cereali, che poi veniva distillato con alambicchi rudimentali. Ancora oggi esistono questi preparati casalinghi ‘samogon’ e ‘polugar’.

Prima in Europa, poi nel mondo.

Fino alla Rivoluzione del 1917 la vodka era sconosciuta agli europei (tranne Napoleone e i suoi soldati che durante la Campagna di Russia l’avevano già conosciuta nel tentativo di non morire assiderati!). Anche in questo caso protagonisti saranno i nobili che fuggirono dalla Rivoluzione in Europa. Uno dei più famosi distillatori Piotr Smirnov proverà a farla apprezzare ai parigini, che però abituati ai profumati cognac la “snobbarono”. Il successo arriverà in America dove nascerà il famoso “Moscow Mule”. Ma la vodka sarà sempre considerata simbolo della classe operaia russa e della “cortina di ferro”. Fino a quando James Bond nel film “Casino Royale” non inventerà il Vesper Martini. Da quel momento i più famosi barman di America ed Europa creeranno decine di cocktail con il distillato, rendendolo famoso e affrancandolo dalla nomea popolare e contadina.

Ma nel frattempo in Russia… c’erano le ryumochnaya!

Più che un bar potremmo definire la ryumochnaya una ‘shotteria’. Ryumka infatti è il tipico calicino da shot in cui si serve la vodka. In Unione Sovietica, le ryumochnaya erano indicate come “snack bar specializzati”. Erano in pratica bottiglierie che vendevano oltre all’alcol – principalmente vodka- anche semplici pasti, panini con salsiccia, uova sode, formaggio, aringhe salate, spratti (se ve lo state domandando è un pesce simile alla sardina che facilmente troverete conservato in scatola), che la gente consumava in piedi appoggiati a tavoli alti senza sedie. Un bar dal sapore sovietico che era luogo di convivialità, passione, incontro, lunghe discussioni ma anche di perdizione e autodistruzione. Nella Russia moderna quelle più antiche stanno scomparendo e stanno nascendo delle rivisitazioni più cool come questa a Mosca oppure quella che si trova nel Museo della Vodka  a San Pietroburgo.

Come si beve e qualche suggerimento

La vodka non si assapora come se fosse un vino d’annata o una grappa, si beve alla goccia. Meglio accompagnarla con qualche stuzzichino calorico magari salato- gli immancabili cetriolini sottaceto, acciughe o lardo su fette di pane integrale, formaggio, aringhe – o con la classica salamoia. Consiglio per la sopravvivenza (testato personalmente): se per caso vi ritrovate ad una cena in cui oltre alla vodka circolano anche vino e birra evitate di mischiare. Consiglio da me più volte disatteso con conseguenze nefaste! ;)))

Il bicchierino è generalmente preceduto da un ‘tost’, un articolato brindisi in cui si augura ogni sorta di bene ai commensali (salute, amore, amicizia, fortuna ecc). Se proprio non sapete cosa dire un za zdarovje è accettato!

E ora beccatevi questa breve lista delle mie preferite.

Potreste dissentire ma…”De gustibus non est sputazzellam!“.

Tsarskaya Gold

Ce l’ha consigliata l’addetta del Duty free e siamo stati contenti di ave accettato il consiglio. E’ finita in una cena con amici! La ricetta risale all’epoca di Pietro il Grande. Distillata da grano e affinata con miele, un’infusione di fiori di tiglio e l’acqua del Ladoga.

Beluga

Forse una delle più conosciute e riconosciute. Prodotta con ingredienti biologici, lieviti naturali e l’acqua più pura dei pozzi artesiani della Siberia. Distillata da orzo e affinata con miele, rhodiola rosea e cardo mariano.

PureDew

Una vodka biologica prodotta artigianalmente e di altissima qualità. Ogni stadio della preparazione è certificato secondo il Bio Standard. I terreni da cui nasce il grano utilizzato riposano per anni e non vengono trattati con fertilizzanti artificiali, cosa che non permette di avere grano in grande quantità.

Nemiroff Betulla

Vodka ucraina aromatizzata alle gemme di betulla.

A Yur’ev Pol’skij c’è un tempietto di pietra bianchissima nel bel mezzo della campagna, con una grande cupola nera e ricoperto di strampalate creature. Credo che siano in pochi anche i russi a conoscerlo e i turisti ancora meno. Yur’ev Pol’skij è un minuscolo agglomerato di sgangherate casette sulla strada tra Suzdal e Serghiev Posad. Fondata dal principe Yuri Dolgorukij nel 1152, custodisce questa perla dell’architettura russa medievale, il Georgevskij Cobor.

Trovarla non è difficile visto che ci saranno sì e no quattro strade! Come tanti paesini della Russia rurale l’atmosfera di Yur’ev è come sospesa tra un romantico fascino campestre e una sensazione di inquietudine, di isolamento dal mondo e di abbandono quasi inselvatichito. Stradine sterrate o male asfaltate, aiuole verdi, casette di legno, innumerevoli chiese e monasteri. Eppure prima che i Mongoli lo cancellassero dalla storia era un centro piuttosto importante.

Parcheggiamo lungo la strada asfaltata che costeggia da un lato un parco e dall’altra le mura in mattoni e legno del Mikhaylo Arkhangel’skiy Monastyr’. Il territorio della chiesetta è delimitato da una bassa recinzione in ferro e un sentiero lastricato le gira tutto intorno.

Non c’era anima viva, a parte noi e un gruppetto di ricercatori e restauratori. Quella mattina il cielo era di un blu talmente profondo che faceva quasi male agli occhi, l’aria tersa e cristallina. I Monumenti in pietra bianca di Vladimir e Suzdal sono fatti della stessa pietra calcarea. Una specie di marchio di fabbrica. Miracolosamente scampati all’invasione mongola, oggi sono patrimonio UNESCO. Le pareti sono ricoperte di immagini bizzarre di animali, uccelli, piante: leoni con code “fiorenti”, oche con il collo intrecciato, fauci, viticci, leoni e sirene. 

Il bestiario slavo affonda le sue radici nel substrato iranico della cultura Scita. Ad esempio la figura dell’uccello, da sempre simbolo del ritorno della primavera ma anche, tramutato in uccello di fuoco, simbolo del sole.

Leoni e sirene scolpite si ritrovano anche nelle isbe di legno. Parte di questo bestiario potrebbe essere giunto nell’arte russa del XII sec attraverso l’Occidente, ad opera di artisti renani giunti a lavorare a Vladimir. Ma qui non si tratta di copia quanto piuttosto di una reinterpretazione di antiche suggestioni pagane in quelle terre di recente cristianizzazione.

Tra i bassorilievi trova posto anche il nome del maestro Bakun, il principale scultore della cattedrale, che guidò la squadra di intagliatori.

Sembra un gigantesco rebus di pietra, silenziosa come il silenzio che la circonda.